Pubblicata il 12/05/2014

Tutti impariamo tutto dai film, o dalle serie tv. Così almeno pensiamo di  poter prender spunto ed esempio da serie quali Law&Order o da altri ottimi esempi televisivi e cinematografici per rappresentarci la realtà, anche quella processuale. Negli ultimi anni mi capita sempre più spesso di dover spiegare le differenze tra finzione e realtà, tra la rappresentazione di un processo e l'effettività della procedura. Non solo. In un crescendo di protagonismo, oramai non c'è separazione che abbia seguito nella quale non mi vengano portate prove "autoraccolte" di qualunque situazione problematica, a mezzo chat, registrazioni di conversazioni o telefonate, quasi che il processo che poi ci attenderà venga svolto secondo il plot dei migliori classici del Legal Thriller. La realtà è ben diversa, ed a volte difficile da rappresentare; non a caso, le serie tv italiane o, peggio, i format alla "Forum" o alla "Verdetto Finale", sono quanto di più lontano dalla vera rappresentazione di un processo secondo la nostra procedura. Colpi di scena, testimonianze condotte secondo lo schema della Cross examination ed arringa finale alla giuria da noi semplicemente non esistono, facciamocene una ragione! E allora, vediamo in sintesi come si articolano le prove e come funziona la testimonianza nel processo "vero".

Il processo civile ha uno svolgimento predeterminato, con una scansione rigida delle attività (anche in termini di tempo, con la previsione di decadenze e prescrizioni) ed il ruolo del giudice nello stabilire l'ammissibilità e rilevanza delle prove richieste.

Le parti (attore e convenuto) iniziano il giudizio con la notifica ed il deposito dei rispettivi atti introduttivo, tipicamente l'atto di citazione e la comparsa di costituzione e risposta. Già in questi primi scambi di documenti inseriscono tutti gli elementi che devono costituire il fondamento delle proprie domande giudiziali.

Immaginando il processo come un dialogo regolato, a questo primo scambio di affermazioni e di deposito di documenti, può conseguire la necessità di rispondere, approfondire, modificare parzialmente le proprie posizioni e soprattutto dimostrare le proprie ragioni. Così, alla prima udienza il giudice concederà termine alle parti per il deposito di note e documenti, secondo la scansione formale e temporale di cui all'art. 183 cpc: 30 giorni per il deposito di memorie contenenti precisazioni delle proprie posizioni rispetto quanto avrà dedotto la controparte; 30 giorni per articolare i propri mezzi istruttori e depositare documenti e replicare a quanto dedotto con le prime note dell'altra parte; un ultimo termine di 20 giorni per articolare le prove contrarie.

Nel vivo della questione delle testimonianze: 

Le prove orali nel processo civile italiano hanno la caratteristica di domande formulate dalla parte nelle proprie note ex art. 183 cpc II° Termine, con l'indicazione specifica della persona indicata come testimone, della domanda che si propone al giudice (sarà lui a porre la domanda al teste), domanda che deve essere articolata in modo specifico e secondo lo schema sintattico del "vero che..". La risposta, in linea di massima, potrebbe anche essere un semplice Si o No a quella domanda.

Queste domande e queste indicazioni di persone come testi subiscono il vaglio del giudice, che deve dichiarare quali mezzi istruttori, quali testi e quali domande possono essere dichiarati ammissibili e rilevanti, e darà poi indicazioni circa la data di escussione dei testi.

Ammissibilità e rilevanza: sono modalità di valutazione delle prove richieste in base fondamentalmente alla caratteristica della persona indicata, per la ammissibilità (non può essere chiamato a testimoniare un minorenne, il coniuge se non a particolari condizioni, chi abbia interesse nella causa) o sul capitolo di prova (ad esempio, un contratto non potrà essere dimostrato per testimoni) mentre la rilevanza ha a che fare con il rilievo che il capitolo di prova può o meno avere sulla dimostrazione dei fatti di causa. Leggendo la domanda che si propone, il giudice è in grado di valutare se la risposta che ne scaturirà sarà in qualche modo utile o superflua e quindi ammetterla o rigettarla.